Non nascondiamocelo: quella di ieri è stata una delle pagine più tristi della storia della Juventus. L’addio di Alessandro Del Piero al pubblico di Torino non solo rimarrà impresso come un momento drammatico per il popolo bianconero, ma anche il segno di come i tempi siano cambiati. Tradotto: una gestione più attenta della vicenda avrebbe prodotto onde meno lunghe e lacrime meno pesanti. 

Ieri Alex è apparso commosso quanto amareggiato. Per non dire incazzato. Eh sì, perché forse si aspettava un trattamento diverso, una celebrazione diversa, un arrivederci col punto esclamativo anziché interrogativo. La società non ha fatto nulla per trattenerlo, ma nemmeno per dedicargli qualcosa di unico. Si è detto che lui preferiva così. Ma sarà vero? Tutto lascia pensare che sia una versione conveniente alle parti, soprattutto nel momento in cui c’era da festeggiare lo scudetto. Sicuramente Del Piero dirà ancora la sua. Lo ha fatto in parte nella biografia uscita qualche settimana fa in libreria. Lo ha fatto un’altra volta presentando quel libro sui giornali e in televisione. Chissà che non emerga qualche ulteriore dettaglio. 

Quello che ci auguriamo oggi non può che essere un suo ritorno nell’organigramma della Juventus, con un ruolo di primo piano e non di marionetta-testimonial (non sarebbe proprio il modello adatto). Proviamo a giocare su questo sogno, partendo da una convinzione unanime nel mondo del calcio: Del Piero è un campione sul campo e nella vita, mai sopra le righe, sempre composto, rispettoso, leale, deciso. Vi ricordate forse esempi come lui? Difficile arrivare forse a tutte le dita di una mano. Ecco allora che questo patrimonio va abbracciato, alimentato e soprattutto comunicato. Il suo futuro può e deve essere sul campo, magari allenando. Alex ha la testa per farlo e siamo convinti che possa realizzare questo “nostro” sogno proprio nella Juventus, magari cominciando dai giovani per poi raccogliere tra qualche anno il testimone da Antonio Conte. Insomma, da Capitano a Capitano.

Piermaurizio Di Rienzo

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