Alex Del Piero re del ‘Bernabeu’. Probabilmente la vittoria più bella dell’era post-calciopoli, sicuramente il successo più prestigioso, anche per il fatto che da più di 40 anni il tempio del calcio madrileno riservava quasi solo bocconi indigesti alla Juve, senza mai poter assaporare il dolcissimo nettare della vittoria. Chi poteva sfatare questo tabù? La firma leggendaria di Del Piero è sembrata la più logica e degna griffe, il marchio del campionissimo per una serata indimenticabile: 5 novembre 2008: Real Madrid-Juventus 0-2.
Le due squadre, accoppiate con Zenit e Bate Borisov nel Girone H della Champions League 2008/2009, si sono già affrontate due settimane prima a Torino, con vittoria dei bianconeri grazie ai gol di Del Piero e Amauri, inutile sigillo ‘blanco’ di Van Nistelrooy. La quarta giornata prevede la visita della Signora alle ‘merengues’. Fame di rivincita per gli uomini di Schuster, che vogliono non solo vendicare la sconfitta di 15 giorni prima, ma anche riconquistare la vetta del gruppo, sottratta proprio dalla Juve col successo di Torino. L’atmosfera del ‘Bernabeu’ è come sempre per cuori forti, stadio pressochè esaurito e spinta paurosa del popolo madrileno, un teatro magico in tutto e per tutto. Bernd Schuster presenta un Real iper-offensivo, schierando Casillas tra i pali, difesa a 4 con la coppia centrale Heinze-Cannavaro e gli esterni Marcelo e Sergio Ramos con spiccate doti di spinta. A centrocampo l’unico vero interditore è Diarra, affiancato da Guti e Sneijder; in avanti leggermente defilato a sinistra agisce Drenthe, mentre il centravanti Van Nistelrooy trova un appoggio più vicino nel temibilissimo Raul. La Juve di Ranieri sa che dovrà affrontare la gara con coraggio, con pazienza, pronta a sfruttare gli errori di una squadra letale ma sbilanciata decisamente in avanti. Sul prato del ‘Bernabeu’ i bianconeri (in maglia oro) si presentano con Manninger in porta, Molinaro e Mellberg esterni con Chiellini e Legrottaglie a formare la cerniera centrale. In mediana Sissoko a pressare con Tiago chiamato a ricamare convincendo, mentre sugli esterni gli stantuffi sono Nedved a sinistra e Marchionni a destra. In attacco il riferimento avanzato è Amauri, con Del Piero in appoggio e libero di svariare su tutta la trequarti madrilena.
Agli ordini dell’olandese Vink la partita ha inizio; prevedibile quanto veemente la partenza all’attacco del Real, che spinge subito forte senza però riuscire a graffiare dalle parti di Manninger. Il portiere austriaco viene quasi subito chiamato in causa da un destro da fuori di Guti, conclusione che però si rivela ordinaria amministrazione. Drenthe da una parte e Sneijder dall’altra provano con insistenza a mettere palloni invitanti, senza però trovare la deviazione vincente, la Juve è ben chiusa e nel traffico controlla senza particolari affanni il forcing dei ‘blancos’, in attesa dell’errore per creare pericoli. Errore che puntualmente arriva poco dopo il quarto d’ora. Guti gestisce male un pallone ai 40 metri, molle passaggio orizzontale intercettato da Marchionni che senza perdere tempo appoggia a Del Piero; il capitano stoppa e si gira sulla trequarti in posizione centrale, la linea a 4 del Real arretra per chiudere gli inserimenti dello stesso Marchionni, di Amauri e Nedved; Del Piero non si fà pregare, avanza fin quasi ai 20 metri, non trova la linea di passaggio adatta e allora opta per un sinistro basso a giro sul primo palo, traiettoria magica che aggira Cannavaro, letale per Casillas, si gonfia la rete e lo spicchio bianconero al ‘Bernabeu’ esplode insieme al capitano, 0-1! è il primo gol di Alex nel tempio del Real, motivo in più per esaltare la giocata di questa leggenda del nostro calcio. Il Real carica a testa bassa, senza ordine tattico ma con una forza d’urto difficile da gestire, da contenere. Sneijder va a rubare spazio e palla al compagno Drenthe sulla sinistra, pennella un traversone per Van Nistelrooy che a centro area è in chiaro fuorigioco, Vink lascia però giocare perchè nessuno tocca, sbuca Sergio Ramos sul secondo palo e da non più di 5 metri incrocia il destro appena alto. Pericolo scampato, stavolta è andata bene. La Juve attende sorniona, aspetta per poi graffiare in contropiede e, nonostante il Real mantenga possesso palla e supremazia territoriale, le occasioni più nitide sono bianconere. Poco prima dell’intervallo l’atteggiamento coperto della Signora manda in tilt il Real, altra palla persa banalmente a metà campo sull’ottimo pressing di Amauri, l’italo-brasiliano si invola verso l’area con di fronte solo Cannavaro e Diarra in affannoso rientro; l’attaccante bianconero prova il destro dal limite respinto da Cannavaro, sulla ribattuta Amauri taglia un gran pallone basso a centro area per l’accorrente Tiago che, a tu-per-tu con Casillas, manca di un metro l’impatto col pallone del possibile 0-2. Prima del riposo un’ultima fiammata del Real, con un gran corridoio di Guti per Drenthe, prima disattenzione juventina, l’olandese ha qualche metro di vantaggio per involarsi sulla sinistra, a centro area chiama disperatamente palla Van Nistelrooy, Drenthe non vuole sentirlo, avanza ancora e quando decide di tentare il centro, arriva un monumentale Mellberg in scivolata a concedere solo un corner che non avrà poi esito. Si va all’intervallo con la Juve avanti e la sensazione che Del Piero possa ulteriormente illuminare la notte di Madrid. La ripresa presenta lo stesso copione del primo tempo, il Real spinge ma non morde, Drenthe e Sneijder sono i più attivi tra le ‘merengues’, ma la difesa juventina non corre grossi pericoli, pronta a rilanciare palla a chi ha i numeri per punire questa sterile supremazia. Passano 20 minuti quasi sonnolenti per l’incapacità dei madrileni di creare serie iniziative, si attende la luce, il guizzo, l’invenzione di un campione; questa arriva al 22°, ma non confezionata dai padroni di casa. Punizione dai 22-23 metri per la Juve, leggermente defilata sulla sinistra, mattonella ideale per il destro a giro di Del Piero. Casillas piazza una barriera col senno di poi scriteriata, intelligentissimo Chiellini che va a fare il sesto uomo in barriera coprendo il primo palo al n°1 spagnolo, parte il destro a giro del capitano, Chiellini si sposta e la palla muore nell’angolino basso alla destra di Casillas, 0-2! doppietta di Alex, il re del ‘Bernabeu’, delirio juventino, in campo e fuori. Il Real torna a caricare, Schuster sbilancia ulteriormente i suoi inserendo Higuain per Sneijder, ma niente da fare, dalle parti di Manninger non si passa. E’ anzi la Juve ad avere la chance più ghiotta per fare 0-3 a 5′ dal 90esimo, Alex a pochi centimetri dal leggendario ‘hat-trick’; Rinvio lungo del portiere bianconero che pesca Iaquinta (da poco entrato per Amauri) sulla sinistra, frenata per portare la palla sul destro e lancio nel cuore dell’area di rigore, Del Piero anticipa Cannavaro sul tempo, lo scherza con un controllo deluxe e chiude col sinistro di prima intenzione sul secondo palo, Casillas in volo non c’arriva, la sfera si perde a una spanna dalla porta. L’impresa è ormai compiuta, la storica vittoria è in cassaforte, ma a rendere giustizia al rammarico del capitano per la tripletta fallita, arriva un momento da pelle d’oca. Minuto 91, Del Piero viene richiamato da Ranieri per far entrare De Ceglie, il ‘Bernabeu’ interrompe i mugugni contro i propri beniamini per tributare una ‘standing ovation’ ad Alex Del Piero, osannato dallo spicchio bianconero, applaudito a scena aperta dal popolo madrileno, Alex lascia il terreno di gioco da eroe, applaudendo a sua volta un gesto così sportivo, così prestigioso, con l’emozione che gli fa brillare gli occhi, rispondendo con un inchino prima di accomodarsi in panchina. Uno spettacolo. La partita dura ancora un minuto, poi resta la bordata di fischi del pubblico di casa al Real da una parte, l’impresa della Juve griffata Del Piero dall’altra. Una gara capolavoro, una delle vittorie più belle di sempre. In meno di 2 anni dalla serie B al trionfo al ‘Bernabeu’, nel segno di Alex Del Piero, nella storia e nella memoria della Juventus e dei suoi tifosi.
Emilio Ripari
