Quale giocatore di questa Juve non sacrifichereste mai? Probabilmente nessuno. No, non è una provocazione. Ma la verità che racchiude il segreto del successo. Parliamoci chiaro: la squadra di Antonio Conte ha costruito lo scudetto puntando sulla forza del gruppo piuttosto che sui singoli. E così ci ritroviamo qui a dire qualcosa che potrebbe suonare come una bestemmia, ma, ragionandoci bene, non lo è affatto. E’ l’orchestra ad aver suonato la sinfonia. Oggi probabilmente potrebbero anche cambiare gli interpreti, senza creare particolari turbamenti.

Questa caratteristica rappresenta la differenza più netta tra la Juve 2012 e quella del 1995 di Marcello Lippi o quella del 2005 di Fabio Capello. La partenza di Roberto Baggio non fu tra le più drammatiche della storia bianconera. Ma chi in quell’anno avrebbe rinunciato a Vialli o a Ravanelli? Per non parlare di Del Piero. O, per stare su nomi meno blasonati: avreste rinunciato a Paulo Sousa o a Ferrara? La risposta è no, quella Juve non poteva prescindere da alcuni grandi solisti. Stesso discorso per la squadra degli scudetti 28 e 29: non avremmo forse fatto le barricate di fronte all’ipotesi di cedere Nedved? O Thuram piuttosto che Emerson?

Sono domande volutamente provocatorie, ma che vogliono tributare il merito a un gruppo capace di costruire e realizzare un sogno. Onore a tutti, quindi. Compreso, e non in primis, Andrea Pirlo, che molti hanno indicato come il protagonista assoluto della Juve scudettata. Già, ma le motivazioni di questa stagione sono state uniche nella carriera del regista della Nazionale, che ci ha regalato forse la sua migliore annata. Non pretendiamo che si possa ripetere su questi livelli e, quindi, non facciamogli sentire addosso la responsabilità della Juve del futuro. Lui è e sarà un grande interprete, ma non un solista. Sempre nell’orchestra: la nostra forza.

Piermaurizio Di Rienzo

Ti piace SpazioJuve?
badgespaziojuveinstagram

Tags: