Premessa: il Direttore di questo sito mi aveva chiesto un articolo sulle motivazioni della sentenza di Napoli. Lui ha scritto “di Calciopoli” ma sa bene che per me è sempre stata “Farsopoli”. Il mio articolo è arrivato, caro Direttore, con qualche ora di ritardo sul previsto, perché ho a cuore questa esperienza editoriale e mi sarebbe dispiaciuto vederla finire a causa del contenuto di un mio articolo, quindi ho preferito far sbollire un po’ la rabbia.

Seconda premessa: chi scrive è un deficiente che per due anni e passa ha abbandonato famiglia, lavoro e impegni sociali e il martedì mattina se ne è andato a Napoli al Tribunale a seguire le varie udienze del processo per capire effettivamente cosa fosse accaduto negli anni 2004 – 2005 per giustificare la carneficina dell’estate 2006, e l’esito della sentenza, l’8 novembre scorso, lo aveva lasciato nello sconforto più assoluto.

Terza premessa: il deficiente di cui sopra è laureato in giurisprudenza ormai da 18 anni e la professione che lo aiuta a mangiare è quella di avvocato ormai da 15 anni. Per questo, l’8 novembre era nello sconforto. Come juventino, come avvocato. E anche come deficiente.

Ieri sono uscite le motivazioni, esattamente all’ultimo minuto utile.

E il deficiente, ricevuto il pdf delle circa 600 pagine ha mandato moglie, figli e clienti a fare una passeggiata sulla neve e si è chiuso nel suo studio a leggerlo. E man mano che andava avanti si rendeva conto di essere stato troppo duro nei suoi confronti. Non era un deficiente, era solo stato imbrogliato un’altra volta (per carità, nel senso tecnico del termine, quello usato da Prioreschi – mamma mia chissà come sta in questo momento – nella sua arringa finale!).

Leggendo leggendo ti imbatti in queste frasi che vi voglio copiare pari pari:

1)      “Il dibattimento in realtà non ha dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente”.

2)     “Che il sorteggio non sia stato truccato, così come hanno sostenuto le difese, è emerso in modo chiaro durante il dibattimento”.

3)     “Incomprensibilmente il pubblico ministero si è ostinato a domandare ai testi di sfere che si aprivano, di sfere scolorite, e di altri particolari della condizione delle sfere, se il meccanismo del sorteggio, per la partecipazione ad esso di giornalista e notaio, era tale da porre i due designatori Bergamo e Pairetto, nell’impossibilità di realizzare la frode”.

4)     “La difesa è stata, se non in diritto, almeno in fatto, molto ostacolata nel compito suo proprio dall’abnorme numero di telefonate intercettate, oltre centosettantunmila, e del metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura, emerso al dibattimento”.

Insomma: il sorteggio non era truccato, il campionato 2004 – 2005 (l’unico, ricordiamolo, oggetto del processo, quello 2005 -2006 trionfalmente vinto dalla seconda squadra di Milano finita terza a 15 punti dalla vetta non è mai entrato nell’indagine) era regolare, le difese non sono state messe in grado di svolgere a pieno il loro lavoro e le indagini sono state svolte “per congettura”, il che non è il massimo della certezza del diritto.

Inoltre, i testi massimi dell’accusa, quel Manfredi Martino addetto ai sorteggi, presentato trionfalmente dall’assessore Narducci come colui che poteva far saltare il banco, e tale Nucini, di professione arbitro fallito, vengono così descritti: Le vane parole pronunziate da alcuni testimoni, tra questi Martino e Nucini…”; “…inconsistenza di Nucini vagliata per tempo dal PM di Milanomentre riguardo alla vicenda Telecom Inter, si parla di: forme molto odiose di spionaggio“.

Bene, mi sono detto: allora l’8 novembre c’è stato un errore, queste sono le motivazioni di una assoluzione.

E invece no: eccolo lì, l’imbroglio, nelle pieghe di una sentenza assurda, nei risvolti più nascosti delle 600 pagine, piazzato lì come un ordigno che prima o poi esplode… il reato di pericolo.

E allora ti senti di nuovo il deficiente di cui sopra, fai sforzo di memoria, fai l’avvocato, certo, ma non penalista. Vai a ripescare un vecchio libro dell’università, pagina 349: il reato di pericolo. “I reati di pericolo costituiscono uno strumento di estensione e rafforzamento della tutela penale in termini general-preventivi: la minaccia di una pena collegata alla (mera) esposizione a pericolo di un bene sortisce, infatti, un effetto di intimidazione/deterrenza ulteriore e, quindi, superiore a quello espresso dalle fattispecie di danno”. Cioè, io ho perso 2 scudetti, la mia squadra ha giocato con Rimini e Frosinone per quella roba lì???? E quelli che hanno studiato archeologia paleolitica che avranno capito? Provo a dirglielo io, sperando che non spacchino anche loro qualcosa. In soldoni: attraverso la previsione dei reati di pericolo il legislatore avverte i destinatari delle norme che essi saranno puniti non solo se danneggeranno un determinato bene, ma anche – ed ancor prima – se lo porranno in pericolo:  attento, cittadino, che non solo non puoi danneggiare il bene giuridico ma non puoi nemmeno metterlo in pericolo!

Quindi, tradotto in termini di processo di Biscardi, se Moggi aveva delle SIM svizzere (e questo è dimostrato), se le aveva date ad alcuni arbitri (e anche questo c’è), tale fatto da solo è potenzialmente in grado di mettere in pericolo il bene giuridico rappresentato dalla regolarità dei campionati.

Ancora più biscardianamente: Udinese – Brescia, che precede Juventus – Udinese, capo per il quale Moggi è stato condannato. Non importa che il giocatore dell’Udinese Jankulowsky sia stato giustamente espulso per aver dato un pugno ad un avversario; non importa se Dattilo quel pugno non lo aveva nemmeno visto e il ceco è stato cacciato per segnalazione del guardalinee; non importa se l’Udinese aveva dei diffidati ma Dattilo riesce ad ammonire giusto quelli che non lo erano nella rissa che contraddistinse quella gara; non importa se Moggi in una telefonata successiva alla gara dimostra a Giraudo di non sapere nemmeno che cosa era accaduto in campo. No, quello che importa alle tre giudicesse è che Dattilo possedesse una sim e ciò, potenzialmente, può essere un fatto che mette in pericolo la regolarità di quella gara. Dalle parti mie si dice: “cos’ ‘e pazz!

Ancora più interessante è l’analisi riguardante il rapporto Moggi – Juventus che già a novembre aveva dato modo ad Agnelli di ritenere positiva la sentenza. Si disse nel dispositivo che la Juve non poteva essere condannata a risarcire alcunché come responsabile civile non essendovi una sua responsabilità nella commissione dei reati. Oggi scopriamo che “Sul versante passivo, il tribunale stima che non può essere accolta la domanda nei confronti del responsabile civile Juventus s.p.a., sotto il profilo della frattura del rapporto organico con il datore di lavoro, generata dall’esercizio da parte dell’imputato Moggi di un potere personale avente manifestazioni esteriori esorbitanti dall’appartenenza alla società, noto come tale ai competitori, messi infatti in allarme, così come ampiamente dimostrato dagli atti del processo, dalle caratteristiche del suo potere, da tutti indistintamente i competitori primieramente collegato all’universo dei calciatori rappresentati dalla GEA”. In pratica, come direbbe Moggi, il Direttore della più importante e gloriosa Società italiana (si mettano l’anima in pace gli altri, è proprio così), avrebbe agito da solo, sfruttando i suoi poteri derivanti dal prestigio, dalla competenza e dalla posizione dominante della società GEA.

Insomma ci permettiamo di dirlo, sicuri di rispondere delle nostre parole personalmente: un procedimento farsa che ha portato ad una sentenza farsa e quell’IMBROGLIONI gridato da Maurilio Prioreschi oggi risuona ancora più forte. Una sentenza poco coraggiosa che avvalora sempre più la tesi di una frattura in seno al collegio giudicante tra la Casoria e i due giudici a latere che, ricordiamolo, erano testi contro di lei in un procedimento innanzi al CSM. Sembra che si sia voluto per forza condannare l’orco cattivo, salvando il salvabile e offrendo spunti per alcune riflessioni successive.

Proviamo a farle. Moggi e i suoi validissimi avvocati sapranno senz’altro farsi valere in sede di appello, ne siamo certi, ma intanto:

1)      Se il campionato 2004 – 2005 (e ovviamente quello successivo) non sono falsati, se i sorteggi non erano truccati, allora si restituiscano IMMEDIATAMENTE i due scudetti sottratti alla Juventus F.C. 1897;

2)     Se la Società bianconera è stata retrocessa in B sulla base di elementi che la sentenza ha definito irrilevanti e poco chiari, si condanni chi ha preso quella decisione al RISARCIMENTO DANNI in suo favore;

3)     Se rimane un po’ di dignità, si chieda scusa ai tifosi che in questi anni sono stati ricoperti di insulti in qualunque stadio d’Italia

Come ci hanno detto in questi mesi, con un ghigno… lo dice la sentenza!

 Francesco Alessandrella

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