Chi vede analogie tra la prima Juve di Marcello Lippi e i neo-campioni d’Italia di Antonio Conte non può dimenticare che cosa accadde nell’estate del 1995, quando c’era da costruire la squadra migliore per trionfare in Europa.  Era un calcio diverso, profondamente diverso. Anche la Champions League si esauriva al massimo in 11 gare (finale compresa) contro le attuali 13. Allora alla somma competizione europea partecipavano le sole squadre vincitrici dei campionati, mentre ora la concorrenza è molto più serrata. 

Eppure nel ’95 la Juventus si privò di Roberto Baggio per lasciare spazio ad Alessandro Del Piero. Sacrificò Jurgen Kohler per inserire l’esperto Pietro Vierchowod. Andò via Robert Jarni per lasciare spazio a Gianluca Pessotto. Venne puntellato il centrocampo con Attilio Lombardo e Vladimir Jugovic, mentre in attacco arrivò il peso di Michele Padovano. Insomma, la triade Moggi-Giraudo-Bettega pensò soprattutto a mettere muscoli ed esperienza in rosa. La stessa cosa che dovrebbe fare ora Beppe Marotta. 

Consigli? Difficile darne, ma certamente in difesa non sarebbe niente male aggiungere un tassello dal bagaglio solido alle spalle. Allo stesso modo in attacco farebbe comodo aggiungere l’esperienza e la forza di Didier Drogba. A centrocampo, invece, servono soprattutto ricambi: gente capace di far rifiatare Pirlo, Marchisio e Vidal senza farli rimpiangere. Isla, Asamoah e Verratti sono tre sostituti più che degni. Per il resto, prepariamoci a qualche sacrificio. Non basterà sbarazzarsi di Elia, Melo, Motta, Iaquinta, Krasic e Ziegler. Arriveranno cessioni più o meno eccellenti: vedi uno tra Matri e Quagliarella. Infine, occhio alle sorprese: perché non acquistare Maxi Lopez anziché riscattare Borriello?

Piermaurizio Di Rienzo

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