Quindici giorni non sono tanti, ma nel calcio possono essere determinanti. Se il maltempo non avesse costretto la Juve a cambiare più volte i programmi, forse (e sottolineo forse) avremmo potuto raccogliere qualcosa di più. Si, perché una squadra impostata fin dall’inizio della stagione su un solo impegno settimanale rischia di subire contraccolpi sul piano fisico se costretta a rivedere i piani. La gara di ieri al Tardini dimostra come i rinvii delle sfide con Parma e Bologna non abbiano giovato. Detto ciò, urgono due considerazioni: una sotto il profilo del gioco, un’altra per il capitolo arbitraggi. 

Andiamo con ordine. Questa squadra fatica a segnare. La Juve domina le partite, ma manca di quella qualità necessaria per svoltare contro le squadre “rognose”. Non credo che sia colpa di Conte, ma tra titolari e riserve mancano quegli elementi “pragmatici” in grado di risolvere le partite apparentemente facili. Due nomi attinti dal passato: Montella nella Roma e Cruz nell’Inter. Ve li ricordate? Venivano buttati nella mischia e sette volte su dieci segnavano gol determinanti ai fini del risultato. 

Capitolo arbitri. Le statistiche parlano chiaro. Le immagini ancora di più. Dopo i fatti del 2006 la Juve “vanta” una sudditanza psicologica al contrario: si ha paura di fischiare a favore dei bianconeri. E’ una scomoda eredità che ci porteremo avanti per chissà quanto. Come se ne esce per avere più equità? La società non deve alzare la voce davanti alle telecamere, ma nelle sedi istituzionali. Bisogna fare lobby con serietà e credibilità. Solo così avremo più rispetto, sempre in attesa che si sfornino omini in giacchetta più preparati e meno timorosi.

Piermaurizio Di Rienzo

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