Quinto appuntamento con la rubrica “Tre domande a Principio Paolino”, grazie alla quale Principio Paolino, noto giornalista e scrittore di fede Juventina, analizza in esclusiva per SpazioJuve.it le vicende calcistiche bianconere e nazionali.

Antonio Conte ha ricevuto oggi la raccomandata riguardante il deferimento. Meglio gioire per aver evitato l’illecito sportivo o l’omessa denuncia è una cosa che comunque deve destare preoccupazioni?

Deve destare preoccupazioni il sistema con cui funziona la giustizia sportiva in Italia, ossia senza una logica. Siamo di fronte all’ennesimo fatto vergognoso e francamente così non si può più andare avanti. Non sono sorpreso dal provvedimento adottato anzi, me l’aspettavo. Questo è l’ennesimo attacco frontale alla Juventus, quello delle scommesse è soltanto un pretesto. E’ ormai dal 2006 che cercano di annientarci: ci hanno mandato in B ma siamo tornati, ci hanno tolto due scudetti ma ormai anche i neonati sanno che era tutto un imbroglio. Appena abbiamo ricominciato a fare paura, hanno provato a inventarsi la storia dell’acciaio utilizzato nella costruzione del nuovo stadio, per non parlare di come si muove una parte faziosa ma influente della stampa italiana, e mi riferisco alle strumentalizzazioni del caso Agnelli-Del Piero e delle critiche a dir poco eccessive arrivate per qualche pareggio di troppo, dimenticando che arrivavamo da un tentativo di distruzione totale e che comunque la squadra non veniva mai sconfitta. Si cerca sempre, insomma, di minare la serenità del nostro ambiente, figuriamoci ora che siamo ridiventati Campioni d’Italia. Tutto questo è assurdo, la Juventus è un patrimonio del nostro paese, non un male da sconfiggere. Per andare quantomeno a pari, dovrebbero darci i due scudetti e 443 milioni per i danni subiti ingiustamente, sono venute fuori del resto telefonate sparite misteriosamente e il processo Telecom ha portato a galla alcune verità nascoste. Quando sono emersi i primi casi legati alle scommesse, non compariva il coinvolgimento di juventini e per questo mi è sembrato di scorgere un grande imbarazzo generale. Poi però evidentemente si è fatto di tutto per metterci in mezzo, d’altronde è impossibile, nel calcio come nella vista, schivare tutte le situazioni di astio. Carobbio aveva più di un motivo per tirare dentro Antonio Conte, c’erano stati diversi screzi. Ma a questo punto la parola di un corrotto vale di più di quella di oltre venti persone che hanno testimoniato a favore del nostro allenatore. Tra l’altro mi chiedo: se Carobbio ha ragione, perché non sono state deferite anche quelle venti persone?

Leonardo Bonucci è stato deferito per illecito sportivo mentre per Simone Pepe si tratta di omessa denuncia. Come si risolverà la situazione?

L’espressione “omessa denuncia” mi fa davvero sorridere. Viviamo nel paese dell’omertà e poi pretendiamo che certi individui facciano gli eroi, considerando tra l’altro che l’unica cosa che possa succedere agli eroi è poi quella di rimanere da soli. Con i dovuti paragoni, è come se ognuno di noi sapesse che il proprio datore di lavoro, per tenere in piedi l’azienda, arrotonda con qualche attività illecita. Parlerebbe forse qualcuno pur sapendo di perdere il proprio posto? In merito a Bonucci e Pepe, sono ovviamente pessimista e non certamente perché credo che siano colpevoli. Ma piuttosto perché questa non è solo la decisione esemplare atta a debellare il fenomeno del calcioscommesse, bensì un attacco alla Juventus. L’ennesimo. Fateci caso: come mai certe cose non vengono fuori quando arriviamo al settimo posto? A questo punto, facciamocene una ragione: sarà per sempre così. Cercheranno sempre di metterci i bastoni tra le ruote, perché tanto sul campo resteremo sempre i più forti.

Palazzi non ha fatto attendere molto per prendere una decisione mentre per il processo Calciopoli ha atteso più di un anno mandando in prescrizione i reati dell’Inter. Perché tutto questo?

La domanda si commenta da sola, racchiude già di per sé la risposta. E’ impossibile non pensare male quando vedi che certe indagini vengono fatte in maniera troppo diretta per essere casuale, già nel 2006 è stato troppo scientifico il metodo con cui sono state selezionate le telefonate per giungere alla conclusione che sia stata solo una distrazione. Poi infatti scopri che il computer di Tavaroli, ex capo security Telecom, viene spedito a Roma e finisce nella seconda sezione del nucleo operativo dei carabinieri, guarda caso proprio dove il maggiore Auricchio ha coordinato le indagini. E allora tutto appare più chiaro. Non è il nostro calcio a essere marcio, bensì il nostro governo calcistico, la nostra federazione. Se proprio vogliamo restituire una credibilità allo sport italiano, allora è bene che certe facce non si vedano più: mi riferisco a quelle di Petrucci, Abete, Palazzi e compagnia bella.

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