Un dominio consolidato, un matrimonio solido e duraturo, un amore che proseguiva la sua marcia di conquista su tutta la penisola italiana iniziata due anni prima. L’11 giugno del 1933 la Juventusconquistava il suo quinto Scudetto, il terzo consecutivo, eguagliando le imprese di Genoa e Pro Vercelli. Il quinquennio d’oro era al suo apice: una corazzata inaffondabile, una fidanzata che aveva stregato l’Italia pallonara con la sua forza trascinante e il suo fascino dal sapore di eterna gioventù.
Il campionato dell’anno prima aveva trovato nel Bologna la principale antagonista dei ragazzi di Carlo Carcano: nel campionato 32’/33’ fu invece il Napoli del grande Attila Sallustro a contendere il tricolore ai bianconeri, per quanto i partenopei alla fine mollarono e chiusero terzi con 42 punti a pari merito col Bologna.
La partenza non fu felice: due sconfitte nelle prime tre partite (contro Alessandria e Napoli). In seguito nove vittorie consecutive consentirono alla Juventus di arrivare al giro di boa (18 dicembre) con tre punti di vantaggio sul Napoli, che aveva comandato la classifica fino a quel momento. Il girone di ritorno fu una cavalcata trionfale: trascinati dalla classe dei vari Orsi, Sernagiotto e Cesarini, ma soprattutto dai gol di Felice “farfallino” Borel (che sarebbe stato capocannoniere con 29 centri), i ragazzi di Carcano fecero il vuoto alle loro spalle, dove si intravedeva soltanto l’Ambrosiana.
Il 21 maggio la Juve vinse 1-0 a Trieste, mentre i milanesi venivano bloccati sull’1-1 dal Padova: lo scontro diretto della settimana successiva finì 2-2, e con tre vittorie di fila (Fiorentina, Bologna e Milan) la conquista dello Scudetto divenne matematica. L’11 giugno del 1933, un Comunale vestito elegantemente a festa salutava quel trionfo storico celebrato nel 3-0 al Milan. Carlo Carcano mandò in campo Combi, Rosetta, Caligaris, Varglien I, Monti, Bertolini, Sernagiotto, Varglien II, Borel, Ferrari, Orsi.
Alla fine i punti di distacco dall’Ambrosiana sarebbero stati otto. La storia dei campionati a venire avrebbe conosciuto molti altri “corsi e ricorsi”.
